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La peggiore gioventù: come sono veramente i ragazzi di oggi?
I media dedicano di tanto in tanto spazio ai giovani, da cui emergono quadri contrastanti dipinti a tinte fosche: una volta si parla di giovani vittime delle classi dirigenti, che li hanno abbandonati in balia delle peggiori crisi del dopoguerra, senza futuro; un’altra volta si parla di come questa generazione, vittima di se stessa, sia incapace di progettarsi autonomamente, spiaggiata sul divano davanti alla console dei video giochi. Tinte eccessive, toni sparati , mai chiaroscuri.

Mi interrogo se questo dibattito e questo sentimento abbiano attraversato già in passato i giovani di ogni società in profondo cambiamento, come è senz’altro la nostra. Per esempio, la gioventù bruciata degli anni ’60 di Nicolas Ray, già abbacinata dal consumismo post bellico, e magistralmente descritta nella cinematografia americana.  O la gioventù delle masse che si inurbavano nell’Inghilterra descritta dalla grande letteratura del XIX secolo, che lasciavano nei borghi le generazioni ancorate alla tradizione e legate al duro lavoro della terra:  un mondo ordinato, anche se crudele. Il mondo contadino.

Certo è che la prima generazione italiana “nativa digitale” non può ricevere simpatie unanimi. I ragazzi italiani hanno specificità che vanno al di là del web, questa è la  stranezza che mi intriga e mi piacerebbe approfondire in questa pagina. In tanti anni ne ho conosciuti forse migliaia, e ovviamente non sono tutti figli miei. Per motivi professionali, devo affermare che i ragazzi sono veramente cambiati: non voglio esprimere un giudizio di valore in meglio e in peggio, ma posso affermare che sono diversi. Ho riflettuto a lungo e ho raggiunto questa certezza: sono loro il nostro patrimonio nazionale più  prezioso da tutelare, poichè quello artistico non dipende da noi. Come visto durante il recente terremoto del Centro Italia, le ricchezze storiche e artistiche sono soggette alla volontà oscura della natura. I nostri incredibili avi, gli antichi Romani, – che nel mondo tutti studiano tranne noi-, dicevano che per la loro educazione è necessario spendere, e che le madri devono studiare (Plutarco). Di queste amene cose mi piacerebbe occuparmi cercando tra le righe delle normative, decriptandole, interpretandole e confrontandole con quello che è già stato fatto, detto e scritto. L’unico vero investimento da fare è su questa “peggio” gioventù : niente BOT, CCT, diamanti, obbligazioni, derivate. Niente mattoni.

 

 

 

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