Aperto o chiuso? Accesso all’Università – di Laura Castagna

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Di recente si è riaperto il dibattito e lo scontro tra chi vuole l’università a numero aperto e chi invece ritiene che questa debba effettuare una “screenatura” preliminare, in ragione di una maggiore efficienza del percorso di studi.

Il rettore Professor Gianluca Vago, della Statale di Milano aveva infatti introdotto il numero chiuso a Lettere, Filosofia, Beni Culturali, Geografia e Storia. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso dell’Associazione degli Studenti UDU, inficiando i test di ingresso che si erano gia’ svolti. L’ateneo ha recepito la decisione del tribunale amministrativo, e di non ricorrere al Consiglio di Stato per non turbare l’andamento dell’anno accademico riaprendo le iscrizioni agli studenti. Una possibile lettura della contrapposizione riduce l’accesso aperto ad una posizione tradizionalmente di sinistra,  e il numero chiuso, più economicistica, ad una di centro. Il problema è ben più complesso se prendiamo in  considerazione le solite classifiche OCSE in Italia: si laurea solo il 18% dei giovani, meno del Messico, contro il 37% degli altri paesi sviluppati. Inoltre la nostra Costituzione recita letteralmente all’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura…” e all’ articolo 34 ” La scuola è aperta a tutti “. La frequenza all’Università deve essere garantita anche a chi voglia farlo per amore del sapere della conoscenza? O riservarlo solo a chi cerca lavoro? Il sapere è un diritto immateriale dell’uomo: ” …fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza…”. Proprio l’italica terzina dantesca ci ricorda questo, e se mettiamo il numero chiuso, potrà mai ad esempio un soggetto, che dopo qualche anno di lavoro decide di voler conseguire una nuova Laurea,competere ai test di ingresso con il diciannovenne? Potrà magari inseguire un sogno di “canoscenza”? perché mai dovremmo mettere in competizione lo studente e il lavoratore che studiano?

Perché non ci sono professori, perchè negli ultimi anni non sono stati banditi concorsi per professori universitari, e, nonostante le carriere universitarie siano molto lunghe, anche i professori universitari a volte passano a miglior vita. Non ci sono forse neanche spazi ed aule: le nostre università necessitano di ristrutturazioni,  messe a norma e via di seguito. L’università non è una scatola vuota in cui pressare persone, ci vogliono risorse strutturali ed umane ed un’altra volta, il nostro Paese non ha investito su questo capitolo di spesa. I Rettori senza professori e aule cosa fanno? o non garantiscono la qualità o chiudono il numero. Non ci sono soluzioni. I ricchi vanno e andranno a studiare all’estero.

Così le nostre prestigiose Università rimarranno un bel ricordo.

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