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Eppur mi son scordato di te…. – di Laura “Cassandra” Castagna

L’aula del Senato ha approvato, praticamente all’unanimità, il disegno di legge che punta a contrastare il cyberbullismo. Il provvedimento dovrà tornare a Montecitorio in quarta lettura, per diventare legge. Il ddl prevede sostanzialmente misure di prevenzione e di educazione nelle scuole sia per le vittime che per i “bulli”. Inoltre il minore potrà chiedere al gestore del sito l’oscuramento o la rimozione della “cyber aggressione”, anche senza il consenso dei genitori. La norma affronta qualcosa che ha messo nel quotidiano, sotto gli occhi di tutti, comportamenti diffusi anche nella mia generazione, e sicuramente tra i giovani. La condivisione su Facebook di malefatte, e il loro diventare virali, non era possibile quando questi strumenti non c’erano, ma i comportamenti eccome se c’erano..

Negli anni ottanta, se non avevi i RayBan o l’ultimo modello della Levi’s, o se portavi gli occhiali troppo spessi, venivi “messo in mezzo”, umiliato nello stesso identico modo che abbiamo visto in tanti filmati su facebook oggi. Se avevi un’acne vistosa o eri grasso con i denti a coniglio, a casa tuo padre ti diceva: ” non riportare le botte”, che voleva dire:         ” picchia se sei capace, oppure non ti lamentare”. Ovvero: non fare la vittima, io devo lavorare e portare i soldi a casa. Questo suona crudele, ma se volete vi porto dai cinquantenni di oggi che hanno decine di racconti  terribili: storie che fanno vomitare, tremare. In sostanza, i ragazzi non sono mammolette!

E di chi ci siamo scordati dunque, pur parlando sempre di tutto quello che ha un prefisso Psi? Abbiamo voluto dimenticare  Lui : Sigmund Freud e la sua lezione sull’Es, l’Inconscio.  Il bambino nasce in preda alle pulsioni e la crescita  è la conquista dell’Io sull’Es. Impariamo le regole della convivenza dei gruppi di appartenenza rinunciando ad appagare  le pulsioni primarie, che però a volte prevalgono nuovamente, se stuzzicate. La possibilità di rimanere vittime di pulsioni incomprensibili ci insegue tutta la vita, quando ci indeboliamo per vari motivi, quando un gruppo ci spinge a trovare la parte più arcaica e feroce di noi e della nostra specie.

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Addio Pediatra di base

Tutti i partiti vecchi e nuovi sembrano concordare che gli italiani non siano degni di continuare ad esistere, e che la nostra bella patria possa meglio prosperare senza di noi. Perché oltre alle culle vuote, alla riduzione degli asili nido che si trovano solo alla trasmissione “chi l’ha visto”, adesso siamo arrivati all’estinzione dei pediatri. Grazie a mirabolanti programmazione universitarie, che ogni anno impegnano Ministero della Salute, Ministero dell’Università, Regioni, Associazioni professionali, Conferenza Stato Regione in tavoli di negoziazione, abbiamo costretto giovani medici a rinunciare a iscriversi a Pediatria in favore di altre specialità.  Questo su base di probabili bisogni di salute, crescite demografiche, pensionamenti, ecc. ecc.

Algoritmi sicuramente da correggere perché un’emergenza simile ci fu già nel 2016/7 con i rianimatori-anestesisti. A dire il vero non siamo soli ad incorre in questi errori , in Francia si sono verificati episodi incredibili di  anestesisti sequestrati in ospedale per settimane perché indispensabili per le operazioni d’urgenza, con addirittura il suicidio di una dottoressa per stress lavorativo. Riprendendo il tema a me caro: l’università, sembra proprio che a fronte di molti disposti a fare sacrifici le opportunità siano loro negate, quelle che in più darebbero opportunità lavorative vere ed immediate.

 Alla prossima influenza chi visiterà i bimbi con la febbre a 39?

Si attendono numeri elevati di pensionamenti di pediatri nonostante la legge Fornero! Proprio per  l’anno prossimo. Possiamo sperare che sui barconi del mediterraneo ci siano pediatri in fuga da Boko Haram. Improbabile.

Altri pediatri della UE verranno difficilmente a lavorare in Italia perché si guadagna troppo poco con troppi pazienti di cui farsi carico. Ci vogliono 4 anni perché un laureato in medicina diventi pediatra… genitori se ne avete uno tenetelo stretto!

A volte creare posti di lavoro è più semplice di quanto possa sembrare, magari leggendo la realtà più direttamente e attraverso meno tavoli negoziali e algoritmi portatori di interessi particolari e rispettando anche le richieste di formazione degli studenti. Quanti giovani che avrebbero fatto il pediatra con amore ho conosciuto! Adesso stanno recriminando contro scelte assurde, magari abilitati in specialità per cui non c’è richiesta. Un esempio: continuiamo a formare Ostetriche che se vogliono lavorare vanno in UK e in Spagna, dove comunque sono molto apprezzate; altrimenti non hanno alcuna probabilità di svolgere la loro professione in Italia. Questa emergenza coinvolgerà presto, denunciano le Associazioni dei medici, i medici di base e di nuovo gli anestesisti che mancheranno in numeri raccapriccianti, che non riporto per evitare crisi di panico. Numeri che possono fare saltare l’attuale modello di sanità pubblica.

Ribadisco che i medici non nascono sotto i cavoli e per formarli ci vogliono 10 anni, non rappresenta un risparmio non sostituire gli attuali medici di base, perché le persone comunque quando stanno male si rivolgono ai Pronto Soccorso e i costi delle prestazioni di questi valgono almeno 100 volte di più. Quindi si nega il futuro ai giovani così, si peggiora la salute e si aumentano i costi. Per anni non si è investito un soldo bucato sulle Università e questo è il bel risultato.

Eppure tutti gli anni migliaia di giovani tentano il test a medicina, inutilmente perché i posti sono veramente pochi. Pochi per i futuri malati, che saranno tanti I quanto gli Italiani invecchiano i e quei pochi giovani che abbiamo li cacciamo via a pedate.            Ciao ciao giovani, ciao ciao pediatri !

Una protesta un po’ chic – di Laura Castagna

Negli ultimi mesi studenti e sindacati hanno protestato sia insieme che in  modo disgiunto contro l’alternanza scuola – lavoro. Questa Legge, la  105 del 2017, è stata introdotta dal governo Renzi con la Riforma denominata la “Buona Scuola”. Certo non è un’ invenzione di quel governo o quel ministro, in molti paesi della UE da molto tempo viene praticata. A quale necessità rispondeva questa introduzione?  Le aziende si lamentano che i diplomati hanno una preparazione dottrinale, lontana dalle necessità reali del mondo del lavoro, tanta teoria ma non spendibile in un mondo mutato e mutante. Giovani con poche capacità di relazione, di problem solving, e di scarsa conoscenza del mondo dell’impresa. Gli studenti stessi per anni hanno accusato la scuola di essere “metafisica”, di studiare cose non spendibili nel mondo del lavoro.

La Germania e la Francia attuano la compresenza della formazione in alternanza formativa, che prevede periodi di lavoro non retribuiti e che si svolgono sotto forma di stage e tirocini (cit. Erika Bartolini). Le diversità tra paesi europei sono molte ma l’introduzione e anche l’organizzazione rispondono alla necessità di assicurare ai giovani una formazione professionale che sia funzionale e adeguata alle richieste del mondo  del lavoro. I giovani studenti medi esibivano degli striscioni in cui era scritto “Vogliamo studiare non essere sfruttati”. Di fatto gli studenti  degli istituti superiori sono stati inseriti nelle aziende “disponibili” al progetto.  Queste aziende devono avere delle caratteristiche: essere sufficientemente grandi, organizzate, con personale che può essere dedicato alla” sorveglianza” degli studenti/ lavoratori.

Quali aziende in Italia hanno queste dimensioni? Quali aziende hanno queste prerogative? In maggioranza le aziende italiane sono piccole e medie con meno di 15 dipendenti.  Lontane per mentalità ma soprattutto per struttura organizzativa per accogliere gli studenti. Ed ecco l’“incubo McDonald’s” si concretizza, ma si comprende. Diciamo anche che ci vanno a nozze? Direbbe qualcuno.

Ho avuto esperienze dirette e quindi ho potuto osservare da molto vicino una di queste, in un ospedale per alcuni anni studenti di un Istituto superiore, venivano inseriti in un front office di un reparto. A volte questi erano funzionali al reparto,  imparavano in fretta e il reparto aveva un vantaggio secondario da questo inserimento.  Altre volte i ragazzi riuscivano solo a fare le fotocopie e neanche bene, erano un aggravio per il già pesante lavoro di front office, non sapevano rispondere al telefono, non sapevano dare informazioni, non potevano archiviare impegnative perché  c’è la privacy, niente di niente.

Insegnare a lavorare non è cosa da poco! Ben lo sa chi ormai da decenni ha adottato nella formazione universitaria ( Facoltà di medicina/ professioni sanitarie) il modello che vede circa metà delle ore di formazione con lezioni frontali di altissimo livello e l’altra metà in tirocini qualificati. Cioè proprio relativi a ciò che si è appreso e a ciò che si andrà a fare.  Questa formazione è affidata a tutor e gestita da tutor clinici, che la organizzano, la coordinano, la gestiscono. Un modello che il C.U.N. ( Consiglio Universitario Nazionale) definisce vincente visto che facoltà di Architettura e Ingegneria intendono adottarlo. Permette allo studente di essere un professionista in grado di rispondere appena laureato ai bisogni delle aziende dove opera, o dei cittadini se diventa un libero professionista. Ma i tutor non si improvvisano oltre ad essere professionisti di lunga esperienza nel campo, a loro le facoltà offrono strumenti di formazione come corsi, incontri,  strumenti con esplicitati gli obiettivi che devono fare raggiungere ai discenti. Insomma una vera rete formativa in cui questi hanno un ruolo.

Ben diverso è prendere 30 ragazzi e sparpagliarli in aziende disponibili. Trovate in fretta e furia, senza coinvolgere il personale che diventa a tutti gli effetti formatore. Anche friggere da McDonald’s può avere un enorme valore aggiunto,  basta leggere i libri di Normann sulla gestione strategica dei servizi. Pochi conoscono i motivi del successo di McDonald’s,  l’attenzione al cliente,  che devo dire negli ultimi tempi sta scemando. L’addestramento a mantenere i contatti oculari, l’introduzione della cucina a vista, tutte cose che per chi trova interessante troverete ben descritte nel libro di Richard Normann “La gestione dei servizi strategici”. Questo approccio ha fatto di McDonald’s il numero 1 in America,  sgominando la concorrenza enorme, perché lì tutti fanno hamburger. Certo il lavoro a disposizione è lontano dalla favola che si è raccontata dagli anni 80 in poi : una buona scuola, un bel fisico, un po’ di inglese e poi una scrivania con un computer. Dopo happy hour e via…

Senza mai sporcarsi le mani, senza mai perdere tempo, senza mai annoiarsi, ehh, magari con il cellulare in mano a chattare con gli amici. Questi stessi ragazzi finite le superiori se non andranno all’ università si troveranno molto facilmente a spiaggiarsi su un divano, a mandare migliaia di inutili curriculum, o di nuovo da McDonald’s, questa volta ben contenti. Oppure a lavorare gratis…come ben si sa. Credo che sia bene che i ragazzi conoscano prima il mondo del lavoro,  per ORIENTARSI.